"Vorrei della frutta esotica Italiana!". Potrebbe sembrare un controsenso, ma ora si possono trovare sul mercato frutti esotici coltivati in Italia, prevalentemente in Sicilia. Alcuni agricoltori, infatti, hanno deciso di scommettere su produzioni locali dal sapore tropicale. Sono molti infatti i terreni del Sud Italia che sono stati riconvertiti per queste coltivazioni. E le soddisfazioni non mancano. Il risultato migliore è sicuramente in termini economici (almeno per i produttori): la frutta esotica italiana costa circa il doppio rispetto a quella che arriva via aerea dall’estero. Dal punto di vista della qualità, poi, un mango siciliano non ha nulla da invidiare al suo cugino sudamericano, anzi. Una produzione non industrializzata ma estensiva permette a questi frutti di concentrare i sapori e i profumi, rendendoli unici nel panorama ortofrutticolo europeo. 

Fonte: Cucina Corriere

Come si è visto però non tutta la frutta esotica è cresce bene nel Bel Paese, mentre alcune specie sembrano non sentire la differenza rispatto alla loro casa natale. Chi cerca frutti esotici coltivabili in Italia pensa quasi sempre al mango o all’avocado. Pur essendo molto meno conosciuta di queste piante, la Feijoa Mammoth è più facile da coltivare e dà grandi soddisfazioni. Questa pianta proveniente dal Sud America resiste infatti a temperature di -10°C. I normali trattamenti per gli alberi da frutto sono più che sufficienti per farle superare l’inverno. Anche maracuja, guava e annona hanno dato ottimi risultati e molto probabilmente diventeranno sempre più comuni sul nostro territorio. 

Fonte: Orti a tutto gas

Una recente indagine di Coldiretti ha certificato che oltre sei italiani su 10 (61%) acquisterebbero banane, manghi ed avocadi italiani se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri. Mentre per il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell'origine nazionale dei tropicali. Una scelta motivata dal maggiore grado freschezza, dalla migliore qualità organolettica ma anche dal fatto che l'Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,8%), quota inferiore di 1,6 volte alla media dell'Unione Europea (1,3%) e ben 7 volte a quella dei Paesi extracomunitari (5,5%).

Fonte: Plantgest

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